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9-10 dicembre 2006

In sella alla leonessa di Puglia

grande calderone di storia, tradizioni, cultura, canti rinascimentali, 

pane d'altamura DOP, Pulo, Giacobini, sanfedisti, uaragniaun,

                parco Alta Murgia, La cattedrale …..

 

Premessa

I cicloamici sono innamorati di  Altamura, una città fiera della sua storia e memore della sua fiera resistenza alle forze dell'oppressione e della conservazione. Per l'eroica resistenza ai Sanfedisti del Cardinale Ruffo la città si è guadagnata il titolo di "Leonessa di Puglia". Nel 2006 ripropongono un'altra esperienza escursionistica con nuove mete e nuovi incontri.

Programma

Sabato 9 dicembre:

• partenza da Brindisi alle ore 8,00 • arrivo ad Altamura ore 10,00

• sistemazione (rapida)in hotel e montaggio biciclette

• visita al forno La Maggiore con il proprietario, nonché Presidente del Consorzio panificatori di Altamura

• cicloescursione in direzione Gravina(o altra meta da definire) fino al crepuscolo(è consigliato portare panino da consumarsi nella pausa pranzo)

• rientro in hotel

• ore 19,30 incontro con Bianca Tragni la Presidente del club federiciano ed autrice di numeroso testi sulla storia locale e pugliese, preside del Liceo Scientifico ed autrice di un testo dal titolo “Il cibo dei Morti”. (http://www.biancatragni.it/  )

Cena in hotel con prodotti tipici locali

Domenica 10 dicembre:

• visita alla azienda agricola L’Aratro(produzione di latticini)

• partenza per la cicloescursione in direzione della foresta mercadante.

• Rientro a Brindisi previsto per le ore 20,00 Al più presto vi darò informazioni più dettagliate sul programma.

 Capogita: Paola Bruno telefono 347/5880059

Vitto e alloggio. Mezza pensione presso l’Hotel Svevia. prezzo concordato: 47 euro a persona per la mezza pensione,con sistemazione in camere doppie, che con l’aggiunta di 1 letto diventano triple.

 

 

Dopo le denunce del 2004 i cicloamici il Pulo di Altamura è stato ripuliTo .

debitamente fotografata: la situazione del Pulo nel 2004

 

 

Foto: la Dr.ssa Tragni  è tanto avvincente che anche la gente del posto si avvicina per ascoltare. 

 

Foto: Cicloamici e altri nel centro visite di Lamalunga osservano le immagini tridimensionali dell'uomo di Altamura. Era costui un uomo preistorico vissuto circa 150.000 anni fa che trovò una solitaria morte nella grotta dove era stato inghiottito. Concrezioni calcaree lo hanno conservato fino a quando nel 1993 fu scoperto dagli archeologi.

 

Foto: Le suggestive strade sterrate dell'Alta Murgia meritano di essere percorse e godute in bici!

Foto: discesa nel Pulo con Angela e Baldassarre. Brutte sorprese attendono i cicloamici sul fondo del Pulo.

Foto: ampia vallata sottoposta alla pratica della frantumazione delle pietre (spietramento) 

Rientro ad Altamura prima del buio (escursione simile a quella riportata in https://www.cicloamici.it/marcia_gravina_altamura.htm )

 

Carta dell'alta Murgia a Nord di Altamura, cliccare per ingrandire

 

Foto: Leggendario pranzo a base del pane di Altamura del forno di petra. Tavola imbandita su una panchina

Foto: La spendida Masseria S. Giovanni imponente e mirabimente ristrutturata 

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Quota di partecipazione:

Abbiamo chiesto ben 2 euro di contributo per le spese di organizzazione e i regali offerti alle nostre guide 

 

Foto:accesso ad un tipico claustro nel centro storico di Altamura. I cortili chiusi erano il centro di attività sociali e produttive. Oggi la maggior parte dei claustri è abbandonata e/o in degrado. Quando va bene sono ripopolati da immigrati.  

 

21 fiorile 1799: L'ASSEDIO DI ALTAMURA

L'episodio dell'eroica resistenza dei giacobini altamurani ai sanfedisti del Cardinale Ruffo

La città di Altamura aderì entusiasticamente alla Repubblica Napoletana proclamata il 21 gennaio 1799.

Ad Altamura, il 7 febbraio 1799, fu piantato l'albero della libertà nella piazza della Cattedrale. In cima fu posto un cappello frigio, simbolo della libertà, più sotto una lancia ed una scure a significare che la repubblica si fondava sulla forza, e ancora più sotto un cerchio con nastri gialli rossi e turchini ad indicare l'uguaglianza fra tutti. In tanti assistettero a quella cerimonia. 

Tutti danzavano intorno all'albero tenendosi per mano, e in un grande girotondo, cantavano: Già si è piantato l'albero, Si abbassano i tiranni, E dai supremi scanni Scende la nobiltà. I titoli fra noi Più non saranno tali; Saremo tutti uguali; Viva la libertà.  

Foto: I cicloamici posano sotto il monumento dedicato all'eroica resistenza degli Altamurani giacobini (1799) alle feroci truppe del Cardinale Ruffo. Bianca Tragni e Silvio Teot rispettivamente seconda e terzo da sinistra.

 

Nel Maggio del 1799 la città di Altamura, pervasa degli ideali della rivoluzione francese, oppose una eroica resistenza all'assedio dei Sanfedisti capeggiati dal sanguinario Cardinale Ruffo. 

Il Ruffo, sbarcato in Calabria dalla Sicilia con pochi compagni ed una bandiera riportante il motto "In hoc signo vinces", era riuscito in brevissimo tempo ad allestire una eterogenea armata di volontari composta tra gli altri dal sanguinario brigante Panzanera. 

L'avanzata dei Sanfedisti consente una rapida riconquista della Calabria che spontaneamente o quasi si consegna ai realisti. Crotone e Catanzaro che resistettero vennero barbaramente saccheggiate, gli uomini trucidati, le donne sistematicamente violentate. 

La città di Altamura era rimasta fedele alla Repubblica.  i repubblicani vi avevano inviato i generali Mastrangelo di Montalbano, con due squadroni di cavalleria, e Palumbo d'Avigliano, con settecento uomini, che si aggiungevano alle milizie locali. 

Visti vanificati i tentativi di ottenere la resa della città il Ruffo si preparò all'attacco mentre gli Altamurani, vittoriosi in una rapida sortita della loro cavalleria, erano particolarmente euforici. Il 9 maggio 1799 il cerchio si strinse sempre più attorno alla città e, nonostante il violentissimo fuoco dell'artiglieria nemica, i sanfedisti riuscirono ad impadronirsi di alcuni importanti avamposti repubblicani. Gli assedianti si lanciarono in ripetuti assalti frontali, falcidiati dal fuoco nemico, tanto è vero che al termine degli scontri si parlò di ben 1350 caduti. Il Ruffo ritenne allora di cambiare tattica e, fatte trincerare le sue truppe, iniziò il bombardamento della città. 

La mattina del 10 maggio i sanfedisti si lanciarono all'attacco e, bruciata porta Matera, penetrarono nella città, la gran parte della popolazione di Altamura era però riuscita a mettersi in salvo passando da una porta meno sorvegliata. 

Ci narra il Colletta: Le sorti di quelli che erano rimasti nelle mura di Altamura furono terribili: donne, vecchi, fanciulli, uccisi; un convento di vergini egualmente profanato, e tutte le malvagità, tutte le lascive, si scatenarono nella strage di Altamura. Quell'inferno durò tre giorni,e nel quarto, il Cardinale, assolvendo l'esercito e Rivelli, li benedisse. Poi procedé verso Gravina, che mise a sacco.

Le forze realiste presidiarono per quattordici giorni la città, nella quale era progressivamente tornata parte della popolazione, e quindi proseguirono al loro marcia che si sarebbe conclusa il mese successivo con la conquista di Napoli. 

Dell'assedio di Altamura rimase traccia nei versi finali dell'Inno dei Calabresi: E' finita l'uguaglianza / E' finita la libertà / Viva Dio e sua Maestà / Li Giacobini fora de cca. / Li votammo cu l'occhi all'ariu / Viva il principe ereditariu, / Il cardinale ci ha salvato / D'ogni strada d'ogni via / L'ha aiutato mamma Maria / Viva Dio e l'artiglieria. / Tante bombe hanno menato / Altamura s'è spianato.

liberamente tratto da:

uaragniaun, scuarrajazz 21 fiorile 1799

http://www.repubblicanapoletana.it 

 

Il Parco dell'Alta Murgia

Nel 2004, dopo 10 anni di dure lotte, è stato istituito il Parco dell'Alta Murgia.

L’Alta Murgia è caratterizzata da un paesaggio ondulato brullo e aspro, ma molto suggestivo in cui gli occhi possono spaziare nell’ampio orizzonte. L’asprezza del luogo nasconde però una ricchezza di forme, rilievi e depressioni, creati da fenomeni carsici; alcuni inghiottitoi presenti nell’Alta Murgia sono tra i più profondi dell’Italia centro-meriodionale (per es. la Grava di Farauàll arriva fino a 270 m di profondità). Purtroppo alcune di queste cavità naturali sono state ostruite dai rifiuti lasciati dall’uomo.  

Il pulo: Una della piú grandi doline esistenti in Italia é rappresentata dal "Pulo" di Altamura. Ha pareti scoscese in cui vi sono grotte naturali, abitate giá in etá neolitica e consta un diametro di mezzo chilometro e una profonditá di m. 90.

Sono presenti molte specie della fauna superione: anfibi, rettili, uccelli e mammiferi; non è infrequente osservare nei cieli dell’Alta Murgia il grillaio (Falco Naumanni) di cui in questa zona è rappresentata la più grande popolazione europea. Numerose sono anche le specie vegetali, anche sulle zone più aride e pietrose è possibile trovare molte specie spontanee tra cui l’orchidea Ophris mateolana. Non mancano tra l’altro i boschi in cui prevalgono diverse specie di querce tra cui la roverella, il fragno, la coccifera. 

Se le ricchezze naturali prevalgono in primavera, anche l’autunno riserva le sue sorprese: i terreni brulli e pietrosi si coprono di persone che camminano con il naso rivolto a terra a cercare funghi cardoncelli.

 La ricchezza storica di questi luoghi è testimoniata dai ritrovamenti preistorici, dagli insediamenti di civiltà rupestri e dalle numerose masserie, jazzi, cappelle e chiese.  

Foto: accumulo di rifiuti disparati nel pulo di Altamura. Ancora l'ennesima triste storia di discariche abusive: questa volta troviamo pieno di rifiuti uno dei posti più belli e suggestivi del Parco dell'Alta Murgia. Altamurani, coraggio ripulitevi il Pulo!! 

 Nonostante il rilevante interesse naturale e storico dell’Alta Murgia purtroppo pare che non  tutti gli abitanti dell’area ne apprezzino e valorizzino le bellezze. Oltre all’accumulo dei rifiuti più disparati, tossici e non, negli ultimi anni si è diffusa in queste zone la pratica dello spietramento. Questa pratica comporta la trasformazione dei pascoli naturali in colture. 

La frantumazione delle rocce calcaree dà origine, però, a terreni poveri che, per effetto del dilavamento delle piogge e dell’erosione dovuta ai venti, non più contrastato dagli apparati radicali della vegetazione spontanea, sono destinati alla desertificazione.

 

Foto: Pecore e muretti a secco, elementi che contraddistinguono il brullo paesaggio murgiano 

 

La cattedrale di Altamura a cura di Angela Bruno

La cattedrale di Altamura è l'emblema della città in quanto la sua unicità, il modo in cui è nata ed ha attraversato i secoli è specchio fedele dell'unicità della determinazione della insubordinazione dei suoi abitanti. La cattedrale nasce come chiesa palatina voluta da Federico II adiacente al suo castello. 

E' noto che Federico II era sostanzialmente laico e non aveva un buon rapporto con il clero tant'è vero che nella chiesa che lui fa costruire manca la parte riservata ai preti (il presbitero è stato aggiunto solo nel 1500). 

Per favorire il popolamento della murgia Federico II lascia libertà di coltivare nella zona di Altamura e riduce le tasse al 5% del guadagno (10 volte meno di quanto paghiamo oggi). L'iniziativa è rivoluzionaria e attira intorno ad Altamura gente di ogni dove che inizia a popolare e animare la città. Le nicchie laterali esterne della chiesa accolgono il mercato e l'ampia piazza antistante la chiesa è luogo di socializzazione e di affari.

La piazza in origine era molto più grande: i palazzi che oggi sorgono proprio a ridosso del portale sono un abuso edilizio dell'inizio del secolo, mentre al fascismo si deve il palazzo che delimita un lato della piazza. L'interno della chiesa è barocco, a chi sostiene che gli interni stonano rispetto all'esterno la dott.ssa Tragni ribatte facendo notare come l'interno delle chiese sia sempre oggetto di rimaneggiamenti e nel caso di Altamura gli interni oggi visibili sono da attribuire ai migliori architetti e artisti disponibili della scuola napoletana. La tendenza di inizio secolo di riportare tutte le chiese alla semplicità originaria, togliendo tutte le sovrapposizioni barocche, non ha investito Altamura per esplicita opposizione del priore di Altamura. 

Pregevolissimo è il presepe cinquecentesco che si può ammirare all'interno sul lato destro che ci è stato ampiamente illustrato nel corso della conferenza concerto.  

Un'altra particolarità della cattedrale di Altamura è quella di avere il portale istoriato. Mentre nelle altre cattedrali romaniche il portale presenta solo fregi ornamentali nel caso di Altamura vi è rappresentata tutta la vita di Gesù, dall'annunciazione alla pentecoste, anche qui le sorprese non mancano. 

La nascita di Gesù è rappresentata con Maria che partorisce come una comune partoriente, sdraiata e assistita da lavatrici che lavano Gesù bambino e sotto San Giuseppe pensoso. Questa è la rappresentazione della natività Greco Bizantina. Il presepe a cui siamo abituati oggi viene diffuso dalla Chiesa dopo il 1350 in seguito alla visione di Santa Brigida. 

La scena del viaggio di Giuseppe e Maria a Betlemme vede rappresentati Giuseppe che tiene le redini dell'asinello su cui siede Maria e un bambino che segue l'asino, presumibilmente un figlio di Giuseppe, secondo la tradizione dei vangeli Apocrifi. La strage degli innocenti è rappresentata con espressionismo tedesco esprime lo strazio delle madri che si vedono strappare i bambini dal grembo e la ferocia dei soldati che li uccidono. Anche "la discesa agli inferi è ripresa da stilemi tedeschi Gesù scende agli inferi e libera i Santi padri: Abramo, Mosè ecc. La lunetta sul portale illustra l'ultima cena con Gesù e Giuda spostati sul lato sinistro della scena ad indicare che i traditori agiscono con discrezione.

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Il Pane di Altamura

liberamente tratto dal sito del consorzio per la tutela del pane di Altamura  http://www.panedialtamura.net/ 

 

L'origine del «Pane di Altamura» è legata alla tradizione contadina: elemento base del regime alimentare delle popolazioni alto murgiane, nella sua forma più tradizionale («U sckuanète = pane accavallato») è in pezzatura di notevoli dimensioni, era prevalentemente impastato e lavorato tra le mura domestiche, quindi definitivamente confezionato e cotto in forni pubblici, con implicazioni sul piano sociale e culturale, conseguenti alla connessione del privato con il collettivo.

Il fornaio procedeva alla marchiatura delle forme con il marchio in legno o in ferro artigianale riportante le iniziali del capo famiglia, quindi le infornava. La sua principale caratteristica, mantenuta fino ad oggi, era la durevolezza, necessaria per garantire l'alimentazione di contadini e pastori per una settimana o più frequentemente nei quindici giorni trascorsi nelle masserie disseminate tra le alture murgiane: un'alimentazione incentrata quasi esclusivamente sul pane condito con sale, olio ed immerso nell'acqua bollente.

Fino alla metà del secolo scorso si poteva udire per le strade di Altamura il grido del fornaio che annunciava, all'alba, l'avvenuta cottura del fragrante pane. 

Il primo riferimento al luogo di origine del prodotto, se non proprio riconducibile ad Altamura ma sicuramente al territorio murgiano, è rintracciabile nel Libro I, V delle Satire del poeta latino Orazio che nella primavera del 37 a.C., nel rivisitare il paesaggio della sua infanzia, nota l'esistenza del «pane migliore del mondo, tanto che il viaggiatore diligente se ne porta una provvista per il prosieguo del viaggio». 

La tradizionale attività di panificazione di Altamura trova conferma negli «Statuti municipali della città fatti nell'anno 1527», i cui articoli relativi al «Dazio del forno» sono stati trascritti, a cura di G. De Gemmis nel Bollettino dell'Archivio-Biblioteca-Museo Civico, anno 1954, pagg. 5-49. La trascrizione di documenti riferibili all'imposizione o all'esenzione di dazi è stata curata da A. Giannuzzi ne «Le Carte di Altamura», in «Codice Diplomatico Barese», anno 1935. Altro documento, risalente al 1420, sanzionava l'esenzione del dazio del pane per il clero di Altamura.

La consuetudine della cottura in forni pubblici traeva fondamento nel divieto posto ai cittadini «di ogni stato o condizione» di cuocere nelle proprie abitazioni qualsiasi tipo di pane o focacce, pena il pagamento di rilevante ammenda, rappresentando la gabella imposta un terzo del costo complessivo della panificazione. 

Era dunque nel contesto di una società agropastorale che nascevano le forme tipiche dai pani tradizionalmente confezionati per i contadini, per i pastori e per le loro famiglie che ancora oggi è possibile ritrovare nella produzione dei panificatori altamurani: forme di grande pezzatura, ottenute con sfarinato di grano duro, lievito madre, sale e acqua, alla fine di un processo di lavorazione articolato in cinque fasi: impastamento, formatura, lievitazione, modellatura, cottura nel forno a legna. Ed erano queste caratteristiche a distinguerlo da qualunque altro tipo di pane. Anche l'attività molitoria doveva essere concentrata tutta in Altamura, considerato che agli inizi del 1 600 esistevano ben 26 impianti di trasformazione in piena attività. Si può concludere affermando che, nonostante le trasformazioni e gli adeguamenti sopravvenuti, il pane attualmente confezionato nella murgiana città di Altamura, sia il diretto erede di quel pane dei contadini e dei pastori che, dal Medioevo in poi, si continua a produrre senza soluzione di continuità. 

 

Consorzio per la tutela del Pane di Altamura

Corso Umberto I° n° 5 - 70022 Altamura (Ba) 

Tel. +39 080.3142084 - Fax +39 080.3142084 

E-mail: info@consorziopanedialtamura.it

 

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Tommaso Fiore

Umanista, socialista e federalista altamurano, ha ritratto la condizione dei cafoni di Puglia (il popolo delle formiche) lottando per il loro riscatto

(liberamente tratto da "Lo spettro" direttore R. Sardo)

Tommaso Fiore è stato testimone e interprete tra i più efficaci della cultura contadina del Mezzogiorno.  Tommaso Fiore è un umanista che diventa critico, scrittore, politico, senza mai perdere la tensione morale e civile che alimenta un alto senso della storia. Con Carlo Levi, Rocco Scotellaro, Manlio Rossi Doria, Ernesto De Martino e altri, restituirà dignità ad un mondo, quello contadino, emarginato da secoli, ma che con il movimento dell’occupazione delle terre assurgerà a punto di riferimento per i giovani intellettuali grazie alle lotte contro il blocco agrario. Fiore nacque ad Altamura il 7 marzo 1884. Di famiglia operaia, fu indirizzato agli studi classici. All'Università divorava i saggi di Labriola su Marx che lo aiutarono ad interpretare, in termini socio-economici, la situazione dei "cafoni di Puglia" e finì, irrimediabilmente, per occuparsi delle condizioni del Mezzogiorno, ed in special modo dei contadini, il mondo a lui più vicino, e al riscatto dei quali dedicò l’intera sua vita. Le opere di Benedetto Croce gli fornirono invece il senso dell'operare storico. Ritornato al suo paese dopo l’esperienza bellica, si impegnò a fianco dei suoi “cafoni” e divenne sindaco di Altamura nel 1920. Pagò un tributo alto al fascismo. L'antifascismo più radicale si organizzò attorno alla sua figura durante il ventennio. Questo costò a lui e a due dei suoi figli, Enzo e Vittore, l'arresto ed il confino. Caduto il fascismo, nel 1943 il figlio Graziano, da poco diciottenne. si mise alla testa dei dimostranti che andavano a liberare dal carcere i prigionieri politici. Tra essi c’era anche Tommaso Fiore. Il giovane figlio cadde sotto i colpi dei soldati di Roatta e di Badoglio che volevano impedire la sollevazione popolare. Fiore divenne poi collaboratore dell'Unità di Salvemini, ma si impegnò anche con “la Rivoluzione liberale” di Gobetti.

E fu proprio su richiesta di quest’ultimo che scrisse le "Lettere Pugliesi", nelle quali descriveva l’operosita dei piccoli proprietari, braccianti agricoli giornalieri, contadini, fittavoli, paragonandoli a delle formiche. Come le formiche, lavorando instancabilmente, con sangue e sudore, hanno trasformato la fascia della costa pugliese, da un ammasso di sterili sassi in un rigoglioso giardino di mandorli, ulivi e viti. Ma vi è prima di tutto una minuziosa analisi del contrasto secolare tra i proprietari ed i contadini e braccianti.

Ventisette anni dopo quelle lettere vennero ripubblicate sotto il titolo di "Un popolo di formiche" e gli valsero il premio Viareggio. L’altro suo capolavoro, invece “Il cafone all’inferno” è del 1955. In questo lavoro tornano a coniugarsi l'inchiesta sociale e la descrizione letteraria in un nuovo viaggio tra le terre della sua Puglia, dove viene fuori tutto il suo amore per il mondo contadino.

“Il cafone all’inferno”, prende spunto da un racconto popolare che narra di un “cafone” che dopo morto si ritrovò davanti alla porta del Paradiso. Bussò per entrare, ma gli dissero che non c’era posto. Allora scese in Purgatorio. Ma anche qui non c’era posto per lui. Scese ancora e si ritrovò a bussare alla porta dell’inferno. Qui il posto c’era e lo fecero entrare. Dopo un periodo di permanenza in quel luogo di punizione, Lucifero, il capo dei diavoli, volle sapere dal nuovo arrivato come si trovasse. “Bene” disse il cafone. “Mi trovo molto bene”. E Lucifero sorpreso e preoccupato da quella risposta gli chiese: “Ma da dove vieni?”. “Dal Tavoliere delle Puglie. Quello si che è un inferno”. Lucifero, però, non volle credere alle parole del cafone. Chiamò un diavolo e gli disse di andare in missione nel Tavoliere delle Puglie per verificare le parole del nuovo arrivato. “Vai e fammi sapere”. Dopo un po’ di tempo il diavolo ritornò con le ali bruciacchiate, con la faccia combinata male e con il corpo che non si riconosceva. “Allora?” Gli chiese Lucifero. “Aveva ragione il cafone. Quel posto sulla terra è un vero inferno. Qui da noi sono rose e fiori”. E Luciferò: “Radunate armi e bagagli, da domani ci trasferiamo nel Tavoliere delle Puglie”.

La pubblicazione, a distanza di molti anni dalle loro ultime edizioni, pressoché sconosciute alle nuove generazioni, degli scritti più importanti e significativi di Tommaso Fiore – Un popolo di formiche e Il cafone all'inferno - rende omaggio ad un intellettuale che ha messo tutto il suo sapere e, soprattutto, la sua vita, nella battaglia per il riscatto del suo “popolo cafone”. In questi scritti Tommaso Fiore si rivela anche un tenace federalista contro il centralismo statale e della riorganizzazione in chiave regionalistica dello Stato. Nel socialismo liberale Fiore vedeva lo strumento di azione più efficace per il raggiungimento del federalismo. Morì a Bari il 4 giugno 1973.

 

Pane di Altamura in cottura nel forno di pietra