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Facciamo luce sul black out  

riflessioni spontanee di cicloantonio

 

 

Cicloamici

Dobbiamo stare attenti a non farci ottenebrare la mente oltre che le case. Sarà molto facile, alla luce (per meglio dire al buio) di quello che è successo domenica 28 settembre, che Marzano, Berlusconi e i signori del petrolio e del carbone possano avere gli alibi per rilanciare una efferata politica alla "centrale selvaggia". 

Marzano ha già dichiarato che farà costruire nuove centrali di prepotenza ponendo la "fiducia" in Parlamento.

Prima di dare piena delega a questi signori valutiamo criticamente quello che è successo. Il black out  è avvenuto in una mite notte di domenica di settembre, ossia nel momento di minimo fabbisogno energetico della nazione. I dati pubblicati dal GRTN (gestore rete trasmissione nazionale www.grtn.it ) relativi alla domenica prima (21/09/03) alla stessa ora (h3:25) indicano un consumo di 21.000MW ossia meno della metà del massimo fabbisogno giornaliero. 

Il Black out quindi non è dovuto alla insufficiente potenza installata bensì alla incapacità del gestore nazionale di gestire la rete. 

Dopo il primo black out  del 26 giugno si à gridato allarme. Prima di tutto quel black out è stato un atto ingiustificato e volontario del GRTN  di sospendere il servizio in una situazione di non reale emergenza. Per molti giorni i tecnici hanno parlato del pericolo di altri black out a causa dell'eccessivo assorbimento di potenza. Alla luce dei fatti del 28 gli allarmi possono essere addebitati alla consapevolezza del GRTN di una alta probabilità di rischio black out dovuto a motivi altri.Gli stessi che hanno causato il black out del 28. 

Falsi motivi per veri allarmi dovuti alla incapacità di gestire una rete centralizzata e tecnologicamente obsoleta. 

Non dobbiamo unirci al coro che inneggerà alla costruzioni di nuove centrali. Perchè quelle nuove centrali apparterranno alle lobby del carbone e del petrolio.

 

 

 

 

Le centrali al carbonio e al petrolio non rendono l'Italia indipendente energeticamente, al contrario aumentano la sua dipendenza dai paesi produttori di petrolio e carbone legando l'economia nazionale agli andamenti estrattivi e alle politiche petrolifere dei paesi OPEC e degli USA. Non vogliamo nemmeno parlare dell'impatto distruttivo delle centrali a petrolio e carbone sull'ambiente e sulla salute dei cittadini.

L'Italia non è certamente in grado di occupare militarmente una nazione come l'Iraq per sopperire i propri fabbisogni petroliferi. Se a qualche politico illiberale venisse in mente di rioccupare la Libia noi cittadini lo impediremo.

Cosa fare nel concreto per impedire che un popolo intero cada nelle tenebre e da queste riesca dopo 15 ore?

E' ora di modernizzare la gestione della rete nazionale decentralizzando il sistema di erogazione, dotandolo di soluzioni e sistemi di sicurezza e riducendo gli sprechi.

E' ora di incentivare le piccole comunità ad autoprodursi in maniera pulita l'energia di cui abbisognano.

E' ora di dotare edifici pubblici e privati di pannelli solari per produrre acqua calda e per scaldarsi con il sole. E' ora di raccogliere l'acqua piovana in cisterne usando tettoie corrugate in ferro zincato.

E' ora di impegnarsi a sfruttare l'unica fonte di energia che non potrà mai mancare: il sole. La stessa fonte di energia che non può inquinare. Esistono tecnologie mature da potenziare: gli impianti fotovoltaici, quelli eolici . Esistono nuove tecnologie da sviluppare: il solare termico, le biomasse. Il sole irrora l'Italia e sopratutto il Sud Italia di miliardi e miliardi di Kilowatt.

L'Italia è fra gli ultimi paesi industrializzati per l'impiego di fonti rinnovabili. Sopratutto è ancora più arretrata negli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie pulite.

E' ora di accendere la lampadina nel nostro cervello.

 

cicloantonio 29/09/03

 

Dibattito e approfondimenti: è da qualche mese che su www.cicloamici.it è aperto un forum un cui si discute di energia ambiente ed economia: http://www.cicloamici.it/EEE.htm

Il ciclogiornale accoglierà volentieri ogni contributo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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