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    Pizzica e capelli  
 

Come trascorre l'estate dei cicloamici salentini? Con tanto sole mare e tanti eventi spettacolari (concerti, teatro, sagre ..), i cicloamici non sentono il bisogno di allontanarsi dalla loro terra ma di viverla impossessandosi di riti e ritmi arcani. Così ci ritroviamo in "umili" casolari di campagna (per intenderci la sfarzosa villa di Paul Kidnapper) o in concerti all'aperto a ballare pizziche e tarante. E il vate ci delizia con i suoi racconti popolari.

 

 

 

La pizzica fa parte della chimica del salento. anche solo per questo è una cosa bellissima, dato che sono campanilista.

a mesagne sono venuti gli zimbaria.

 

pino zimba ha la faccia di uno che poteva scegliere di fare l’attore a cinecittà, ma ci piace pensare che abbia preferito darsi alla propria terra e alla propria gente. ha questa faccia marrone, ornata da riccoli grigi e da sopracciglia importanti, alte, sempre incurvate nella direzione dell’incazzatura. l’aura da uomo carismatico ti imbroglia sull’altezza. è più basso.

le canzoni sono sempre quelle. personalizzate, rimodulate, più o meno stonate, più o meno tamburellate. ma comunque sempre quelle. di tutte le estati. di tutti i pizzicogruppi. forse è anche per questo che alla fine della stagione si avverte una recondita sensazione di nausea all’ennesimo larilolarilollalero.

però piace sempre. e ogni anno si scopre che c’è ancora qualche salentino che non la balla, che la conosce poco, ma che vorrebbe, senza darlo molto a vedere, far parte del mondo dei tarantolati. perchè anche a stare lì a guardare, con supponente distacco, questa gente, soprattutto fanciulle, che si dimenano ritmicamente con movimento sussultorio, si avverte la catarsi delle folle, e forte e netto il bisogno di rinnegare il ritmo falso e rancido dei vari ciuaua e asereie.

perchè la pizzica ha una storia lunga quanto quella dei vecchi, ha una genesi avvolta nel mistero, ha una terra d'origine. e poi ha il ritmo catartico. e se ti lasci pizzicare è come una purga senza mal di pancia.

ci sono i professionisti che misurano i movimenti, la ballano in maniera composta, seguendo movenze consolidate dalla storia. poi ci sono quelli che vanno un po’ a sentimento, lasciandosi attraversare dal ritmo e personalizzando la danza a seconda della facciatosta, della scioltezza e della stazza.

e noi coperchietti abbiamo capito che ciò che conta è sciogliere i capelli, togliere le scarpe, afferrare due lembi della gonna, rigorosamente lunga, e rispondere al richiamo del tamburello.

è difficile a credersi, ma pure antoniolicciulli si è sciolto i capelli.

per  sapere di più di Pino Zimba: http://www.webliz.com/pino_zimba/a

 

Aspettando Bardamù

 

ci è piaciuto, ne siamo convinti, ma d’altronde qualsiasi convinzione è un’opinione.

il chiuso ci ha aiutati a dimenticare l’estate, che accende recettori sopiti e può distrarre. si era costretti a concentrarsi sullo spettacolo senza via di scampo. e i musicanti ci hanno messo il resto.

ma quanti anni ha ‘sto cammariere? bo’. ha un aspetto da bohemien ordinato, che suo malgrado è diventato ricco. un efebo con eccessivi baffi appiccicati che paradossalmente ne ingigantiscono l’aria asessuata. cerca di vincere la timidezza accennando improbabili danze goffe. i capelli riccioluti da putto latino vorrebbero camuffare il naso adunco, con scarso successo. è magro ed elegante. e improvvisamente si mette a suonare il piano come un nocchiere che doma un mare in tempesta. la magrezza gli serve per poter disporre tutto il corpo in posizione funzionale alla danza delle dita. è calabrese e quindi è tutto un mare di qua e mare di là.

la musica era bella. l’impossibilità di ballare, dovendo rimanere seduti e compiti, ha fatto si che l’emozione veicolasse attraverso canali interni e in alcuni momenti lo stomaco si è contratto. a quel punto o piangi o ridi o vomiti o balli.

io ne capisco poco di musica, di trombe e di vomiti. ma le improvvise esplosioni di note, la voce garbata e triste anche quando narra della pipa di bearzot, a me mi hanno piacevolmente scombussolata. il percepire il parto di passaggi che hai ascoltato in privato e che ti hanno emozionata penso che sia fantastico.

 

che dire della tromba. è apparsa dalle quinte anticipata dal suo suono, dopo le prime canzoni che già ci avevano esploso l’anima, con una personalità da leader saggio, che si mette a disposizione del motivo musicale, ma che potrebbe decisamente fare da sé. il fatto di non essere presente in tutti i brani l’ha resa ancora più preziosa, apprezzabile e stordente. e sicuramente, almeno per il pubblico maschile, il fascino della tromba ha preso il sopravvento anche su quello del trombettista, appena scollatosi da una pubblicità di kalvin cline. c’è chi si potrebbe prodigare sulla descrizione dei virtuosismi, del tecnicismo, della maestria dello strumento. io, che non so né leggere né scrivere, dico che era un portento.

all’invito del cantante a partecipare a tutto quello che un uomo, il pubblico ha risposto con la canzone da cantare a chi non vuol sentirsi solo. un intonato coro di voci soprane si è levato dalla platea e ha accompagnato il cantante che non vive senza te e gli manca il respiro se tu te ne vai.alla fine siamo usciti ed era estate.