Immersione…in (n)a(l)tura

Cronaca un poco romanzata del trekking sui due colli Gianecchia e Monte Pizzuto a Cisternino

Ding!  Messaggio di WhatsApp, sbirciatina veloce alla notifica apparsa sul display del cellulare poggiato sul cruscotto della macchina… Antonio ha condiviso un link:

Mannaggia sua! Prima o poi mi costringerà a rinforcare la bici, come, quando con la mitica “Touring” verde mi buttavo a capofitto per le discese, non ardite, della nostra bella Valle d’Itria e sentivo – ricordo quasi ancestrale- il vento fra i capelli, salvo, poi, arrancare e aggrapparmi con tutte la forza delle mie braccia al manubrio per fare da contrapposizione e spingere con le gambe sui pedali, per le inevitabili salite che qualcuno, sadicamente,  ha posto sempre alla fine della gioia di andare in bicicletta.

Aspe’, c’è scritto “trekking” e non ciclo-trekking! Anche stavolta la MB potrà rimanere appesa, smontata, nel garage.

… Domenica 26 luglio 2020, ore 16, per fortuna non fa tanto caldo, complice una leggera tramontana che spira dal mare, salendo lungo i Monti di Cisternino, reca con se i profumi, seppur impercettibili, dell’essenze della macchia mediterranea.

Al via del capogita partenza!!!

Iniziamo a percorrere i tratturi che ci porteranno alla scoperta di “pezze”, “specchie”, “macchie” che si alternano al paesaggio ormai antropizzato usurpatore delle antiche e secolari  foreste costituite soprattutto da querce e da oleastri: “pianta arborea spontanea, alta fino a 5-6 m, erroneamente chiamato olivo selvatico, più piccolo dell’olivo domestico, a chioma molto raccolta, rami spinescenti, foglie strette, corte, piccole, frutto piccolo, con mesocarpo poco sviluppato; cresce nei luoghi rupestri, isolato o in forma boschiva, nella regione mediterranea; attualmente usato, di rado, solo per innesto“. Questa e altre spiegazioni, condite da un pittoresco vernacolo cegliese del prof Felice Suma rendono piacevole e interessante la passeggiata che si dipana alla volta di Monte Gianecchia prima e di Monte Pizzuto poi.

Lungo il percorso diversi gli iniziali preoccupati commenti dei partecipanti: “I cellulari non prendono”, “Non c’è linea”, “Le foto non partono” crucci dovuti non alla mancanza di reperibilità, ma all’ impossibilità, ormai vitale di dover e poter comunicare il nostro “stato” in qualsiasi momento, e in ogni dove, all’ intera comunità.

Una delle maestose querce che hanno fatto da cornice al nostro incedere, residui dell’antico bosco

Questa volta c’erano motivi ben fondati per la mancata divulgazione degli stati e la successiva raccolta dei like. Infatti, le bellezze naturali del circostante territorio iniziavano a scorrere tra i passi sempre più desiderosi di scoperta degli escursionisti.

Così, si è giunti, dopo aver scavalcato un muretto a secco, alla prima meta divenuta palcoscenico di esclamazioni e sguardi meravigliati per l’affaccio sulla piana degli Ulivi che si tuffano nell’azzurro mare,  offerta dal pianoro di monte Gianecchia.

Pianoro di monte Gianecchia, sullo sfondo si nota una sottile lingua di mare

Da Brindisi a  Monopoli, passando tra le varie domande “Quello cos’è?” “Fasano”, “E quello?” “Montalbano”, “Dov’è Borgo Egnazia?”, “…e masseria San Domenico?” la vista ha iniziato a nutrirsi. Ma le domande non sono state dettate soltanto da curiosità e voglia di gossip. Complice la presenza del citato Felice Suma, ho assistito a raffiche di interrogativi pregni di desiderio per la scoperta e conoscenza degli arbusti, piante officinali, frutti – qualche albero ci ha donato i suoi- incontrati lungo l’itinerario.

A monte Gianecchia il prof Antonio Licciulli ha illustrato l’importanza del sito, la posizione strategica ottimale che consente di dominare l’intera piana sottostante con a Nord la vicinissima Egnazia – con la quale in passato, sicuramente, c’è stata comunicazione con messaggi luminosi- e il territorio paracostiero di Ostuni a Sud-Est. Una certa emozione ha preso i più attenti nell’ascoltare che quell’area era stata frequentata sin dal tempo del Neolitico e che anche i romani ne avevano preso possesso.

La cisterna

Testimonianza, ora visibile è una cisterna con copertura di blocchi isodomi di calcare locale. Ma il tempo, inesorabilmente, scorreva e così anche la murgia ha ripreso a scorrere sotto i nostri passi per giungere sino a monte Pizzuto per poi tuffarci per un impervio sentiero quasi fino alla piana, e risalire nuovamente un dislivello di circa 150 mt, che onestamente sono sembrati mille data la percentuale di pendenza del tracciato, e finalmente assistere, alla strategica vista, studiata durante le precedenti pianificazioni da Antonio Licciulli  e Marco Perillo…

…Passando dal Belvedere di Caranna siamo ritornati sul pianoro di Monte Gianecchia che ci attendeva per mostrare l’incredibile e mozzafiato tramonto con tutte le sfumature dell’arancio, del giallo, del verde, del blu, del viola, facendo impallidire, con l’infinita sfumatura dei colori creati, la tavolozza più fornita del miglior pittore impressionista. Come se non bastasse, anche le luci dei vari paesini e frazioni che costellano la piana, timidamente con luce pallida per non accecare tanta bellezza hanno iniziato a pulsare fiocamente in concorrenza con l’incipiente firmamento che di lì a poco avrebbe fatto da tetto alla nostra frugale, ma ottima cena campagnola.

Così, lo stesso luogo dove generazioni di indomiti guerrieri, sentinelle, romantici innamorati alla ricerca di luoghi isolati, e perché no, forse anche, contrabbandieri hanno osservato l’immutabile eterna alternanza del giorno e della notte, ha visto un gruppo di camminatori alla ricerca della bellezza. Trovata nella vista, nella purezza dell’aria respirata, nella fatica per raggiungere le mete. Non soltanto gli occhi, ma anche lo spirito si è nutrito.

Alimentare l’anima non ha prezzo!!!

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