In bici al castello Alfonsino e all’isola di Sant’Andrea

DomenIca 21 dicembre in bicicletta per visitare il castello Alfonsino, forte a mare e l’isola di Sant’Andrea.

Presentazione

I Cicloamici propongono una escursione in-bici, im-perdibile verso il Castello Alfonsino.
Arrivati al castello Alfonsino saremo guidati dall’archeologo Francesco Romano.
Capiremo così la separazione del castello Alfonsino da Forte a Mare, l’architettura e la storia. Oltre il castello sotto la guida del nostro Alessandro Caiulo andremo a esplorare l’isola di Sant’Andrea oltre il complesso architettonico del castello.

Il programma dell’escursione in bici

Raduno e partenza da Mesagne Piazza Porta Grande, ore 8:30
Link a Google maps: https://maps.app.goo.gl/J9LMpc62o3TD7m3X8
Percorso: itinerario di circa 45Km su strade secondarie asfaltate .
Rientro: per le ore 13:30 a Mesagne
Contributi: l’associazione devolverà eventuali contributi volontari all’assocazione Emergency
Info e capigita: Antonio Licciulli 3333744725, Alessandro Caiulo

Iscrizioni

L’evento è a numero chiuso per imposizione della sovrintendennza proprietaria del Castello. Saranno ammessi a partecipare i primi 35 che avranno compilato in ordine cronologico la scheda di adesione

Il castello Alfonsino in sintesi

Descrizione di Alessandro Caiulo

Dopo accurati lavori di restauro che lo hanno riportato all’antica bellezza, è riaperto da quasi un anno al pubblico, nella sua interezza, il Castello Alfonsino, situato sull’Isola di Sant’Andrea, all’imboccatura del Porto di Brindisi, facente parte del complesso monumentale denominato Forte a Mare e che consiste in una vera e propria isola fortificata, da un secolo e mezzo unita alla terraferma a mezzo di una diga, che emerge imperiosa dalle acque per porsi a baluardo di difesa della Città,

Al termine del primo lotto di lavori, nel maggio del 2021, Forte a Mare fu parzialmente aperto al pubblico e furono consentite delle visite guidate che riguardavano essenzialmente l’esterno attraverso un percorso ad alta valenza paesaggistica che, lambendo la copiosa macchia mediterranea, dava la possibilità ai visitatori di percorrere i camminamenti di ronda dell’Opera a Corno, connettendosi al resto del Forte. Tale percorso conduceva al primo piano del forte da cui si poteva ammirare dall’alto la darsena, prima di attraversare la porta che, attraverso un terrazzo panoramico, conduce al grande salone del castellano, l’unico vano interno all’epoca visitabile.
Con il secondo lotto dei lavori si sono completate le opere di recupero del complesso monumentale del Castello Alfonsino.
In virtù del confermato rapporto fra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Brindisi-Lecce e l’Associazione “Le Colonne Arte Antica e Contemporanea” – che sin dalla sua costituzione quest’ultima è fortemente impegnata nella promozione e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale – a curare la valorizzazione, le visite guidate e le attività didattiche all’interno del complesso monumentale di Forte a Mare.

Un poco di storia

Fortezza massiccia, inespugnabile ed inespugnata, il cui nucleo originario fu edificato dagli aragonesi sul finire del XV secolo e la parte più moderna è stata terminata dagli spagnoli nei primissimi anni del XVII secolo e, fino alla fine del secolo scorso, ha mantenuto la sua fiera vocazione militare. Si tratta, senza ombra di dubbio, di uno dei castelli, per ubicazione, bellezza, unicità e fascino oltre che per l’incanto della sua darsena, più suggestivi dell’intero bacino del Mediterraneo.
La fortezza ha una pianta trapezoidale con ai vertici due bastioni pentagonali e un torrione circolare, impostati su muri a scarpa marcati all’esterno da cornici toriche,
Per descriverne l’origine storica ci tuffiamo nell’appassionato racconto che ne fece nella Guida di Brindisi edita nel 1897 l’allora giovane canonico Pasquale Camassa, bibliotecario, direttore del museo civico con sede presso il Tempio di San Giovanni al Sepolcro, appassionato studioso ed insuperabile divulgatore della storia della sua amata città, oltre che indomito protettore di quelli che amava definire i suoi avanzi monumentali.
“Entrando in Brindisi per la via di mare, a guardia del porto esterno, si incontra il Castello Alfonsino. È un’opera grandiosa, che sembra romana ed è, invece, degli Aragonesi. Fu infatti Ferdinando I d’Aragona che l’anno dopo l’invasione turchesca e la presa d’Otranto, fece cominciare la costruzione di quella fortissima rocca, che a causa del colore delle pietre fu chiamata Castel Rosso. L’anno 1485 Alfonso, Duca di Calabria, fece ampliare quella fortezza. Prolungandola verso levante, facendo dell’antico torrione un antemurale con baluardi e fianchi di meravigliosa grossezza, riducendola a vera forma di castello. Per isolare perfettamente la roca, che da tre parti era bagnata dal mare e dall’altra congiunta al resto dell’isola, fece praticare un taglio di sufficiente larghezza, sicchè il mare poteva bagnarla anche da questa parte. Dal suo nome fu chiamato Castello Alfonsino. Dopo gli Aragonesi, i lavori furono proseguiti dagli austriaci, che fortificarono eziandio l’altra parte dell’isola separata dal castello, facendone una piazza forte. Nel 1516, mentre comandava i nostri due castelli di terra e di mare Ferdinando Alarcone, e nel castello Alfonsino vi teneva come suo luogotenente Tristano Dos, un’armata veneziana comandata da Lando si appressò alla rocca per espugnarla. Ma ne ebbe la peggio e le navi superstiti presero tosto il largo. Nel 1577, essendo castellano Lorenzo Casilio di Melo, prode soldato, si decise si riunire il castello al forte con un ponte in muratura. Ciò che fu eseguito coll’autorità del vicerè Pietro d’Ossuna, governando la provincia Ferdinando Caracciolo duca d’Arcole (come risulta dall’iscrizione latina risalente al 1583). Rotto nel forte il muro, che gli Aragonesi avevano fabbricato dalla parte di levante, si cominciò la costruzione del ponte, mentre nel castello, corrispondente al ponte s’aprì un’ampia porta reale. Stabilita la comunicazione tra il forte ed il castello, si divise la porta antica, che dava sul porto esterno a mezzogiorno. Poco dopo però fu abbattuto il ponte in muratura e sostituito con un ponte levatoio. Altre modifiche ed aggiunzioni si praticarono ai tempi degli Spagnoli e dei Borboni. Quando il tedesco Generale Valles il 20 giugno 1715 prese possesso del castello, circa 700 spagnoli scesero in città ed altri 100 uscirono dal Castello di terra. Rimasero in gran parte a Brindisi, Donde le tante famiglie spagnole tuttora qui esistenti nobili e plebee. Uno de’ castellani spagnoli, Don Aloysio Ferreyra, morendo nel 1725 fondava con pubblico istrumento un Monte dei poveri, costituendone esecutore testamentario e perpetuo amministratore il Reverendissimo Capitolo. Prelevati alcuni legati e dritti di amministrazione, le annuali rendite del detto nome volle fossero distribuite ai poveri spagnoli, volgarmente chiamati giannizzeri, e in mancanza di questi, agli altri poveri della città. Presentemente (cioè nel 1897, ndr) il Forte è deserto e sprovvisto di artiglierie, Vi soggiorna un custode e vi funziona l’ufficio semaforico e quello delle disinfezioni. A poca distanza dal Forte Alfonsino si osservano le isole Pedagne”.

L’isola di S. Andrea

fonte https://www.provincia.brindisi.it/index.php/storia-e-tradizioni/edifici-e-monumenti/castello-alfonsino-e-forte-a-mare

 L’isola su cui sorgono il Castello Alfonsino e il Forte a Mare si chiamava anticamente Bara (nome di origine orientale, forse ebraica): presso gli antichi fu molto celebre ed è ricordata da Cesare, Appiano, Plinio, Mela, Lucano. Essa fu utilizzata, durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, come base d’attacco da Libone, che per Pompeo comandava una flotta di cinquanta navi, per cacciare dai posti vicini i presidi della cavalleria di Cesare e spargere lo spavento tra i suoi soldati. Marco Antonio, però, assediò a sua volta Libone e, impedendogli di rifornirsi di acqua potabile, lo costrinse a fuggire. Si ritiene che i suoi abitatori, di là cacciati, avessero fondato Bari (l’antica Barium).

Dal Medioevo l’isola si chiamò invece di S. Andrea, perché nel 1059 l’Arcivescovo di Brindisi Eustasio, che aveva la sua residenza a Monopoli, la concesse ai baresi Melo e Teudelmano per costruirvi un monastero in onore dell’Apostolo Sant’Andrea. L’importante abbazia benedettina (i suoi imponenti capitelli sono ora esposti nel Museo Provinciale) dovette essere costruita in breve tempo: nel 1062 abate di S. Andrea era Melo. Nei secoli successivi, i monaci dell’abbazia avrebbero trasferito il culto del Santo in città, in una chiesa che era sul promontorio detto di S. Andrea. Nel 1579, la chiesa e il monastero di S. Andrea “piccolo” (per distinguerlo da quello dell’abbazia dell’isola) caddero in rovina, e all’Apostolo fu dedicata una cappella nella nuova chiesa di S. Teresa, sorta nel 1671, il cui convento, tenuto dai Carmelitani Scalzi, confinava con la chiesa e il monastero diroccati.

Nel tempo, per ragioni di difesa marittima, l’isola fu divisa artificialmente in tre parti: nella prima sorge il Castello Alfonsino, nella seconda il Forte a Mare, e nella terza, conosciuta come isola del lazzaretto, vi era nel 1934 una batteria di cannoni, la “Pisacane”. Fino a 130 anni fa circa, si accedeva al porto medio di Brindisi attraverso due aperture: la prima, chiamata Bocca di Puglia, tra l’isola del lazzaretto e punta Mater Domini, per la quale transitavano le navi provenienti da Nord; e la seconda, larga il doppio della precedente, tra il Castello e le Pedagne, per la quale transitavano le navi provenienti dall’Oriente. Bocca di Puglia fu chiusa da una diga nel 1869, per maggiore sicurezza delle navi che si ancoravano a Costa Guacina.

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