All’orizzonte un toubabou

Il Congo e l’Africa Occidentale vissute e raccontate da Filippo Graglia e frate Adolfo Marmorino. Webinar venerdì 5 Marzo, ore 20:00.
Link al webinar: https://zoom.us/j/9284740231?pwd=eWFDODRub2tJRUVndDVQVEhsaGxMQT09

Diretta zoom www.facebook.com/CicloamiciFiab

Il racconto di un Africa vissuta da migranti all’inverso. Toubabou, con le sue varianti (toubab, tubaap…), è una parola utilizzata dai popoli dell’Africa Occidentale per designare una persona dalla pelle bianca, uno straniero. Parleremo con i nostri ospiti, di quanto accaduto nel Congo e della situazione in Nigeria circa il problema dei “Boko Haram”. Tutto questo e molto altro nella serata organizzata dalla “Cicloamici Fiab Mesagne”. Filippo Graglia e i suoi 25000 km di emozioni in bici; 11 copertoni; 8 catene; 615 giorni; il Sahara, la foresta equatoriale, la malaria, l’arresto. Frate Adolfo Marmorino 10 anni missionario in Congo vissuti intensamente tra la gente.

Filippo Graglia

Filippo Graglia: Un saggio una volta mi chiese: ” Chi sei tu?“. “Sono quello che vivo“. Filippo Graglia, ha studiato ingegneria aerospaziale laureatosi al Politecnico di Torino nel 2013 e nello stesso settore ha lavorato per cinque anni. In quegli anni ha scoperto una grande passione per i viaggi in bici e la montagna, finché un incidente stradale, “arrivato al momento giusto”, ha indirizzato la sua vita in sella per i due anni successivi. Tra il 2018 e il 2019 ha completato la traversata in bicicletta dell’Africa lungo la costa occidentale, un itinerario raramente percorso. Da quel viaggio è nato il suo primo libro, “All’orizzonte un toubabou”. Da Castelnuovo don Bosco è passato per Alba, da Alba ha proseguito per Santo Stefano al Mare, per continuare poi lungo tutta la costa francese e spagnola, per prendere il traghetto che lo avrebbe portato in Marocco. Da lì, sempre in bicicletta, ha proseguito per la Mauritania, il Senegal, il Guinea Bissau, la Sierra Leone, la Liberia, la Costa d’Avorio fino, con molta calma e serenità, ad arrivare a dov’è ora in Camerun, passando anche per la Nigeria, con l’obiettivo di arrivare alle coste del Sud Africa.
Un’esperienza preziosa, (pur nell’impossibilità di paragonarlo al “viaggio al contrario”), l’ha portato a sentirsi l’altro, lo straniero, che si è messo in discussione come una volta nella vita dovremmo fare tutti. Come sostiene anche lui, la non conoscenza porta istintivamente a chiudere le porte, a minimizzare i contatti. L’esercizio sta proprio nel provare l’opposto, ad aprirsi e ad accogliere. Questo è proprio il segreto della felicità. Si può sopravvivere di quello che si riceve, ma si vive di quello che si può donare. Questa è una grande lezione di Mamma Africa.
Filippo: Quando le esperienze sono poche, fai pochi progressi verso la risposta. Spesso in quelle striminzite due settimane di vacanza, riuscivo ad accumulare una dose tale di vita da poterci rimuginare su per qualche tempo. Ma il desiderio fa presto a ripresentarsi. Gli scorsi giorni un’amica mi ha augurato di non perdermi nemmeno un istante di quello che succederà nei prossimi tempi.

Frate Adolfo Marmorino

fr Adolfo Marmorino: “Ciao a Tutti. Mi chiamo Adolfo Marmorino e sono un frate francescano. Sono nato e cresciuto a Brindisi e a 23 anni ho messo piede in convento. Quando ho cominciato a prendere coscienza della chiamata alla vita consacrata, la vita francescana per me è stata una “scelta” naturale. Fin dall’inizio questa vocazione ne custodiva un’altra all’interno, era uno sviluppo: la vita francescana vissuta accanto ai più poveri del mondo, in una fraternità che si apra a tutti senza confini di lingua, provenienza o religione.
In parte questo l’ho vissuto nei miei 11 anni di vita missionaria in Congo Brazzaville, dove fin dall’inizio mi è stato chiesto di occuparmi di un progetto in favore del riscatto sociale dei “ragazzi di strada”. Con loro e con le persone che ho incontrato, è iniziato un nuovo cammino di conversione. Nuovo, perché ci sono delle situazioni nella vita che ci permettono di fare scelte che ci faranno crescere nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dalla Provvidenza di Dio.
Sono rientrato in Italia nel 2017 e da allora assegnato alla formazione dei giovani frati nel convento di Castellaneta.
Ho 53 anni e sono in ascolto di ciò che il Signore vorrà ancora donarmi per diventare migliore e fare la sua volontà.”

In un suo articolo fra Adolfo Marmorino, fondatore della comunità di Makabandilou, ha scritto: “La capitale ha un milione di abitanti, ammassati in un groviglio di baracche di cemento e lamiere a cui fanno da sfondo, nella parte centrale, i palazzi dei ricchi.
Qui la gente arriva dai villaggi sperando in un futuro migliore, ma facilmente si ritrova in una situazione peggiore, non avendo neanche la possibilità dei contatti stretti del villaggio che, in un modo o nell’altro aiutano, e nemmeno la possibilità di recarsi nella foresta per cercare qualcosa da cacciare e mangiare o al fiume per pescare.
In città, se sei povero, muori di fame… o diventi ladro.

Intervistatore: Busco Giuseppe

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