Nascita di un (ciclo)viaggio condiviso

Periplo della Sicilia in “bicicompagnia”

Oggi siamo in tanti, si pedala piano e nelle pause si chiacchiera e si sogna. “Questa estate voglio fare il Periplo di Sicilia, voglio percorrere l’isola in bici senza perdere di vista il mare o per lo meno senza allontanarmi troppo dalla costa”. Michele, siciliano di origine, mi mette in guardia. In molti tratti non ci sono strade secondarie a ridosso del mare, corro il rischio di pedalare sulle statali. Mi consiglia di soffermarmi in una zona ma io sono scettica. In Sicilia ci sono stata più volte, molte sono le zone da visitare senza fretta ma non è quello che ho in mente. Voglio pedalare lungo le sue coste, coglierne le differenze e l’essenza. Voglio passare anche dove non farei mai una vacanza, voglio capire se mi sbaglio. So che devo proseguire anche quando vorrei rimanere perché ho poco tempo a disposizione e voglio terminare il viaggio proprio lì, nel punto da dove sono partita, voglio chiudere il cerchio.
Ma le statali in bici mi spaventano. Devo studiare il percorso e capire se posso fare questo viaggio lontano dalle strade veloci, nel limitato tempo a disposizione. Siamo in primavera, c’è tempo. Risalgo in bici e non ci penso più.

Continuiamo a pedalare, sono ancora accanto a Michele, lui aggrotta la fronte e si guarda intorno. Mi dice che c’è qualcun altro che vuole fare il mio stesso viaggio, ma non sa dirmi chi è.
Si tratta di Giuseppe, lo conosco da poco e non sapevo che avesse la mia stessa idea. Lui partirebbe a giugno, ha già studiato il percorso basandosi su una App che usano i ciclisti. Mi dice che le strade sono percorribili in bici, che i km sono poco più di 1000 e che si potrebbe fare in meno di due settimane. “Se mi assicuri che vieni, rimando il mio viaggio e lo facciamo insieme ad agosto!”
Cerco di dissuaderlo, se fossi in lui partirei a giugno: meno caldo, meno traffico. Ma io non posso partire prima e si, lo voglio fare, anche se agosto non è il periodo ideale.
Eccomi “incastrata”, Giuseppe non parte a giugno e ogni tanto mi chiama per assicurarsi che io non cambi idea. Sono felice. Viaggiare da soli si può, ma insieme è più rassicurante e senz’altro più divertente.
Nei mesi successivi condividiamo la nostra idea, un po’ di gente è interessata al viaggio. Noi scherziamo, tra un po’ diventeremo troppi.
Sono un po’ preoccupata per la mia preparazione fisica. I miei ricordi in bici sanno di ricarica energetica, sudore, bellezza e sorrisi, la fatica fa parte del viaggio ma non è l’ingrediente che ne caratterizza il sapore. Di questo viaggio temo la lunghezza e anche il mio compagno. Giuseppe è in forma e prende la bici molto più spesso di me. A mio modo cerco di impegnarmi, prendo la bici appena posso e lei mi ripaga sempre. Ricordo l’uscita fatta sulla costa ostunese col vento forte che soffiava dal mare. Per raggiungere le mie amiche in spiaggia ho rischiato di bagnarmi ed ho impiegato il doppio del tempo previsto. Le ragazze erano un po’ dispiaciute per quel vento forte che agitava il mare e rendeva poco piacevole la permanenza in spiaggia. Io ero felice e appagata ed ho condiviso con loro l’energia che mi aveva restituito il mare nel semplice vederlo e sentirlo.

Le commissioni in città le faccio in bici se posso, ma è andare al mare in bicicletta che mi fa sentire libera. Sono nata nell’entroterra barese, un’ora di macchina e tante curve separavano me bambina dal mare. Ora invece il mare lo intravedo da casa e considero un privilegio avere la possibilità di raggiungerlo in bicicletta.
Penso alla partenza che si avvicina. È proprio vero, nella vita bisogna fare le cose che ci rendono felici. Un viaggio in bici, sempre a ridosso del mare e in una terra bellissima come la Sicilia non può essere una cattiva idea. Potrebbe essere faticoso, ma sicuramente sarà molto più che fatica.
Il mese che precede il viaggio penso a quello che ancora mi manca e cerco di procurarmelo: le luci, lo specchietto, lo zaino per l’acqua. Combatto con un vecchio PC per scaricare le tracce del percorso che Giuseppe ha creato. Ho sempre paura di poter rallentare il suo viaggio. È importante per me sapere che, se non andremo alla stessa velocità, potremo separarci, seguire ciascuno il proprio ritmo e rincontrarci a fine giornata.

Partiamo soltanto in due ed è un bene. Non esiste un solo Periplo di Sicilia. Questo viaggio impegnativo, preparato e aspettato per mesi, ciascuno lo ha sognato e immaginato a suo modo. Partire in due significa che il mio Periplo sarà un po’ meno mio, diverso e nello stesso tempo più prezioso di come sarebbe un viaggio in solitaria. Viaggiare fa crescere. Viaggiare insieme aggiunge la complessità e la bellezza delle relazioni umane, significa imparare a rinunciare a qualcosa ma anche ammettere a cosa non si rinuncerebbe e far felice il nostro cuore per poi continuare a sorridere insieme, cambiare strada e poi incontrarsi ancora.
Il primo giorno in sella succede qualcosa di buffo che continueremo a raccontare divertiti. Scopro che preferisco stare avanti, per almeno due motivi: per guardare strada e paesaggio senza barriere visive e perché così non devo preoccuparmi di restare indietro. Sono io a segnare il passo, Giuseppe sa che può superarmi, soprattutto nelle salite che vanno affrontate al proprio ritmo. Lui preferisce stare dietro perché così non deve preoccuparsi di adattare la sua andatura alla mia. Ecco, alla prima salita mi rendo conto che il mio compagno non riesce a starmi dietro. Sono incredula e cerco di capirne il motivo che si paleserà quando raggiungeremo il primo centro abitato e precisamente l’ufficio postale del paese. Giuseppe ha esagerato con i bagagli. Qualche salita è sufficiente a far capire cosa per questo viaggio è superfluo e quindi va rispedito a casa: circa 8 kg! Io non spedisco nulla del resto sono un mago del bagaglio essenziale. Ridendo della vicenda proseguiamo.

Il periplo lo completiamo insieme. A volte qualche spiaggia incantevole fa deviare me dal percorso o la voglia di visitare con più calma un posto fa accelerare Giuseppe. Io mi godo il percorso e poi passeggiamo all’infinito nei posti dove attendiamo la notte. Cediamo a tutte le tentazioni dolci e salate che la Sicilia ci offre. Entriamo a turno nelle chiese ed in generale nei posti che vogliamo visitare per paura di perdere la nostra bici, senza la quale continuare il viaggio sarebbe impossibile.
Quando mancano pochi giorni sento un dispiacere profondo: pensavo che percorrere tanta strada ogni giorno per quasi due settimane mi avrebbe stancato e invece vorrei solo continuare. Gli ultimi due giorni piove, di brutto. Arriviamo a Siracusa zuppi e infreddoliti. Il sole pomeridiano asciuga la nostra stanchezza e ci regala una soleggiata Ortigia e una visita all’area archeologica Neapolis, col suo teatro greco vista mare.

Mi siedo e sento quasi una voce di chissà quale tempo che ci chiede: “allora, avete visto che spettacolo?”

L’indomani non ci resta che pedalare verso Catania, ancora sotto la pioggia, con in tasca il biglietto ferroviario comprato per sicurezza, felici di non usarlo.


A Catania ci accoglie il sole e il suo mare. Un ultimo bagno lava via pioggia e sudore prima di raggiungere il traghetto che ci porterà a casa. Il cerchio è chiuso e lo portiamo via con noi.

Menzione antologica al “Bicicletterario” 2019

Foto di Giuseppe e Carmela

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