Meno male che ci sono i ragazzi a fare le pulizie per i cosiddetti “adulti”…

Credo che sia un’esperienza comune constatare a volte la casualità, la sincronicità degli eventi riesca a sorprendere al di sopra di ogni più fervida immaginazione.
Nel tardo pomeriggio di ritorno verso casa in questo sabato di maggio dell’era covid, transitavo per una strada molto nota ai ciclisti. Per spiegare quanto mi accingo a raccontare occorre partire da una premessa.

La via vecchia Oria

In un precedente articolo Casale San Donato, da solo e abbandonato, citavo “Via Vecchia Oria”, tra San Vito e Oria l’antico e importante centro Messapico.
Possiamo facilmente immaginare come Oria, data la sua particolare locazione geografica, ovvero situata su un’altura al centro del territorio del nord Salento, ha rappresentato nei secoli antichi un centro che nella modernità descriveremmo come capoluogo di Regione.
Il transito su quella strada, fatti salvi i dovuti raffronti per le diverse epoche, può essere assimilabile alle moderne superstrade. Senza considerare che tale strada incrociava un’altra importante e antica direttrice, quella che da Mesagne portava verso Ceglie Messapica. Partendo da San Vito lungo la via incontriamo il Castello d’Alceste e poi alcune secolari masserie gli Scaracci, La Coltura e Marangiosa, tutte strutture che, data la locazione, supportano il valore che doveva avere questo storico percorso. Ultima chicca, di cui pochi sono a conoscenza, l’esistenza di antiche “finete”, sepolte dalla vegetazione che delimitavano i due territori di confine: San Vito e Latiano.

La strada oggi

L’importanza storica del percorso è calata di pari passo all’ampliamento della rete stradale alternativa e che attualmente consente collegamenti più agevoli e veloci con i centri circostanti San Vito dei Normanni.
La storicità di questo percorso è tenuta viva da due itinerari turistici. Il primo, è il percorso segnalato (sebbene impropriamente a parere di chi scrive) come “Via Appia”, e fa parte degli itinerari turistici suggeriti dal GAL Terra dei Messapi.
Il secondo è il Cammino di Don Tonino Bello, percorso che, proponendosi lo scopo di far conoscere l’opera svolta dall’ illustre uomo del nostro tempo, è stato ideato dalla Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e sostenuto dal Dipartimento Turismo e Cultura della Regione Puglia.

Gli scaricatori di pattume

Nonostante l’importanza storica ed odierna fin qui descritta per sommi capi, da tempo questo percorso è oggetto di vandalismo da parte degli scaricatori di pattume di ogni tipo, compresi rifiuti altamente pericolosi come l’eternit.
Come è possibile vedere sulla nostra mappa dei rifiuti compare con più segnalazioni. Essendo un tratto di strada così particolarmente caratterizzato, nello scorso gennaio l’associazione Fiab “Dateci strada” insieme al circolo ACLI di San Vito dei Normanni ne hanno fatto oggetto di puntuale e dettagliata denuncia, consegnata direttamente presso la sede del Comune.
Il tutto senza alcun risultato, naturalmente, come nella migliore tradizione.

Arrivano gli scout

Dopo questa ampia ma necessaria premessa, torno al principio della storia. Mentre percorrevo in bici la via vecchia Oria, in direzione San Vito guardandomi intorno constatavo desolato l’inerzia della Pubblica Amministrazione a fronte delle segnalazioni precedentemente descritte. A un certo punto, noto un gruppo di persone, quasi tutti ragazzi, indaffarati sulla strada. Mi fermo, guardo meglio e sono sopraffatto dallo stupore: con grandi sacchi, mascherine, guanti e ramazze stavano raccogliendo i rifiuti accumulati sulle sponde della via. Non dico che mi è venuto da piangere, ma ci sono andato vicino.
Subito armato di cellulare ho chiesto di poter fare qualche foto per immortalare l’evento, poi mi sono fermato a parlare con loro.

Mi hanno riferito che sono il gruppo Scout di San Vito e che hanno in progetto di ripulire alcune strade “secondarie” che si percorrono dal paese.
Lì mi sono sentito in dovere di dire loro che quella strada non è proprio come le altre, certamente non per l’opera meritoria che stavano compiendo, ci mancherebbe, ma perché quella strada rappresenta più di altre sì la “loro” storia moderna, ma anche quella antica, quella degli abitanti loro avi che l’hanno percorsa nei secoli scorsi.

Credo che a commento dei fatti non ci sia molto altro da aggiungere: chi vuol capire, capisca!

Per parte mia il ringraziamento a titolo personale e dei cicloamici ma, sono pronto a scommettere, anche a rappresentanza di larga parte dei miei attuali concittadini.

Ragazzi all’opera!

Si lavora alacremente

Alcune buste di rifiuti raccolte dagli Scout

La situazione precedente

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