Una tesi sulla Ciclovia AQP

Fulvio Morgese ingegnere gestionale ha discusso al politecnico di Bari una tesi dal titolo: L’ACQUEDOTTO DEL SELE-CALORE Dalla grande opera ingegneristica alle opportunità di sviluppo e turismo sostenibile

Il video della presentazione alla seduta di laurea di Fulvio Morgese

L’introduzione alla tesi di Fulvio

Di seguito il testo completo dell’introduzione alla tesi


Questa tesi nasce una sera di maggio (20), durante l’ora blu, subito dopo il tramonto. Una lunga chiacchierata di quelle che si fanno tra ciclisti a fine giornata, stanchi di una vita frenetica ma desiderosi di progettare i percorsi più pazzi, di condividere esperienze e le idee più belle e strampalate su percorsi speciali, fatti o da fare. Ma, soprattutto, ci si trova d’accordo su una cosa: la bici non è solo uno sport o un mezzo di trasporto. È anche uno strumento di scoperta. La bicicletta è prima di tutto un punto di vista, un modo di vedere le cose. Una lente di ingrandimento straordinaria sul mondo, capace di farci vedere cose che altrimenti non noteremmo.
Il piacere di scoprire, la curiosità di andare sempre oltre nel Paese che ha la Bellezza più sfacciata del mondo e, insieme, custodisce straordinari tesori nascosti. La bicicletta è il mezzo più adatto e versatile per immergersi nelle meraviglie d’Italia perché consente di adattarsi ciascuno al proprio ritmo, di fermarsi e ripartire secondo l’emozione del momento e, soprattutto, lascia sempre la libertà di deviare dalla via prestabilita per andare alla ricerca di uno scorcio, di una chiesetta o di un borgo di cui fino a poco prima non si sospettava nemmeno l’esistenza. Magari, per farlo, prima ci siamo addirittura dovuti perdere, o abbiamo deviato dal percorso originariamente stabilito, per colpa di un’indicazione sbagliata data da qualcuno o perché spinti da una strana curiosità per ciò che vedevamo appena dietro una collina.
Sergio Zavoli diceva: “La bicicletta è un modo di accordare la vita con il tempo e lo spazio, è l’andare e lo stare dentro misure ancora umane”.
Affermazioni supportate da innumerevoli studi scientifici rivelano che l’uso della bicicletta fa bene alla salute: aiuta a prevenire le malattie croniche, migliora il benessere psico-fisico e contribuisce a ridurre l’inquinamento atmosferico. Inoltre, l’incremento del tasso di ciclabilità generato dalle sole ciclabili pop-up realizzate in Europa nel 2020, produrrà benefici sanitari stimabili tra 1 e 7 miliardi di euro . Quanto i benefici sull’ambiente, la bicicletta batte l’auto elettrica 10 a 1 in termini di emissioni e che chi pedala in città produce l’84% di emissioni di carbonio in meno dai propri viaggi, rispetto a chi non pedala .
Oggi, Turismo esperienziale, turismo attivo, turismo sportivo, turismo lento sono diventate le parole d’ordine per quella categoria di viaggiatori che fino a qualche anno fa sembravano essere pochi, e che oggi sono diventati un segmento sempre più rilevante dell’indotto turistico, al punto che non esiste località in Italia o in Europa che non abbia sviluppato un proprio club di prodotto dedicato al tema. E il cicloturismo è il segmento principe di questo entusiasmo, motivo per cui capita con una sempre maggiore frequenza di leggere sui giornali o vedere servizi televisivi dedicati all’apertura o al finanziamento di nuove piste ciclabili, infrastrutture che, fino a qualche anno fa sarebbero state bollate come uno sperpero di denaro pubblico.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – dice Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili – ha previsto per la mobilità sostenibile importanti investimenti: 600 milioni per le ciclovie urbane e turistiche, 200 milioni per le urbane e 400 milioni per le turistiche, per un totale di 1800 km. Tra i vari progetti finanziati troviamo quello riguardante la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, che si sviluppa su un tracciato, in parte già esistente e percorribile con i mezzi a 2 ruote e pedali, e che aspetta solo di essere completato.
Il lavoro di tesi ha riguardato in prima battuta un’attenta analisi bibliografica e biografica su Camillo Rosalba, ingegnere salernitano attivo nella seconda metà del XIX secolo, a cui è attribuita l’originaria ideazione e progettazione dell’Acquedotto Pugliese, un’opera di ingegneria idraulica dallo straordinario significato geografico, storico-sociale e tecnico, considerata ancora oggi, tra le più importanti al mondo.
In questo lavoro si son volute analizzare le caratteristiche architettoniche e ingegneristiche della grande impresa ingegneristica dell’Acquedotto che abbraccia Campania, Puglia e Calabria, che già nei primi anni del 900, alimentava i comuni della Puglia con l’acqua che scorreva lungo le sue condutture. La struttura dapprima convogliò le acque del Sele; in seguito, riuscì a convogliare dentro di sé anche i 2.000 l/s delle acque del Calore per una portata complessiva di 6.500 l/s.
La sua storia è intrinsecamente connessa con quella del Mezzogiorno d’Italia, dove ha svolto, e svolge ancora oggi, un ruolo fondamentale nella modernizzazione economica e sociale. Oggi rappresenta un volano per lo sviluppo economico di queste regioni e per il turismo sostenibile specialmente quello a pedali.

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