Un sorprendente canale

Cicloesplorazione alla scoperta della voragine di San Cosimo

La venticinquemila (IGM)

Nelle passeggiate in bicicletta con il mio amico Giovanni vengo frequentemente affascinato dalla sue dotte spiegazioni sul territorio che stiamo attraversando. C’è una cosa però che mi fa spesso sorridere, questione su cui, a dirla tutta lo prendo anche un po’ in giro facendogli il verso: l’attenta disamina della carta IGM 25.000 da lui spesso citata come fonte di assoluta certezza su strade, confini e attraversamenti del territorio.

Personalmente sono un assiduo frequentatore di google maps, soprattutto nella sua versione satellitare e col tempo ho imparato a “compulsarla”, soprattutto quando sono alla ricerca di posti nuovi da vedere, attratto magari da una macchia di verde o da costruzioni che, nella visione dall’alto che offre la mappa, mi appaiono oltremodo singolari. 

Recentemente però c’è stato un caso per cui, contrariamente al principio anzidetto, è stata proprio la carta IGM a sollecitare la mia curiosità, ed è quello di cui vi narro nel seguito dopo una breve doverosa premessa.

Il Canale Reale

Questo corso d’acqua del territorio Brindisino viene spesso citato in libri, articoli e documenti per la sua importanza storica ed “eco-culturale”. Ne troviamo traccia anche sul nostro ciclosito. In breve diciamo che il corso d’acqua nasce ufficialmente nell’agro di Villa Castelli e sfocia nella riserva naturale di Torre Guaceto, passando per Francavilla, Oria, Latiano e Mesagne.

Dopo anni di trascuratezza ed abbandono della memoria, ma soprattutto dei rifiuti, con sversamenti di ogni tipo lungo tutto il suo tragitto, il canale è stato recentemente oggetto di attenzione e rivalutazione e, si spera, recupero. La Regione Puglia ha infatti promosso per esso un cosiddetto “contratto di fiume”, ovvero come recita wikipedia “un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente”. Tanti Enti ed Associazioni partecipano a questa iniziativa, naturalmente anche FIAB cicloamici. Tutto ciò segno evidente che al riguardo se ne riconosce ormai l’importanza per la salvaguardia ed il bene del territorio.

Non mi soffermo oltre, molte informazioni e materiali sono facilmente recuperabili su questi sito e più in generale in rete. Per proseguire oltre devo invece entrare nel folclore locale e si sa per certo che questo offre spesso ottimi spunti di indagine.

Folklore manduriano

Negli anni della mia infanzia a Manduria ricordo di aver sentito qualche volta parlare della “ ‘mposta”. Scusate l’uso di una parola dialettale, ma non ho trovato una sua possibile traduzione in italiano. La voce è comunque corretta, tanto che si trova riportata nei vari dizionari della lingua salentina come quello di Gerhard Rohlfs o di Pietro Brunetti. Tornando alla mia infanzia, il termine veniva riesumato soprattutto durante le nuvolose giornate di tormenta invernale o primaverile, quelle in cui scendevano dal cielo piogge particolarmente copiose. In breve esso descrive il fenomeno della grande quantità di acqua che si riversa lungo le strade e che spesso allaga anche scantinati e fondi sottoposti rispetto al piano stradale. Questo fenomeno, sempre nella credenza popolare, era attribuito al rigonfiamento dei canali meteorici che si formavano a Martina Franca e, nella fabulazione paesana, al conseguente riempimento ed esondazione del “canale reale”. Sempre nella descrizione di allora, la burrasca scendeva da un imprecisato posto situato a nord della città, grosso modo dalle parti di Oria. Così dunque una vorticosa piena attraversava le campagne ed arrivava fino a Manduria (ed oltre) come una lunga onda di straripamento. 

Come si può facilmente immaginare, per l’orecchio dei bambini la narrazione veniva particolarmente arricchita, probabilmente per suscitare paura e impedire capricci. In ogni caso era sempre molto fantasiosa e suggestiva al punto tale che, trascorsi diversi anni, ebbi una grossa delusione quando scoprii che il canale reale, sebbene esistesse realmente, trovava locazione in un area molto più a nord non solo di Manduria, ma della stessa Oria. La conseguenza fu non solo lo svuotamento repentino dell’animo fanciullesco, ma anche la perdita di verosimiglianza di tutto il racconto tramandato.

La casuale scoperta

Bollata l’intera vicenda come un’antica leggenda, passai oltre, finché un giorno di precipitazioni abbondanti, l’unico peraltro in questo periodo torrido,  ebbi ad attraversare la drittissima provinciale 57 che da Oria porta alla cittadina messapica. Il traffico veniva fermato ad una certa altezza a causa di un improvviso allagamento, esattamente lì dove esiste un ponte che oltrepassa uno stretto fossato. Il viadotto è stato da me attraversato negli anni migliaia di volte, ma mai degnato di particolare attenzione e su cui pertanto non avevo fatto mai alcuna particolare “fantasia”.

Quel giorno invece mi è parso strano che proprio lì ci fosse stato l’allagamento. Per la mia indomabile curiosità sono andato a vedere prima su google maps, su cui però non ho trovato nulla di strano, poi, per richiamo potremo dire “ancestrale”, sulla gloriosa mappa del Genio Militare e… sorpresa: indovinate come è denominato il fossato? Se non ci credete guardate coi vostri occhi l’immagine seguente.

SP57 dettaglio dalla cartina IGM 25.000

E diamine, converrete che a questo punto bisognava andare avanti nella ricerca!

A seguire le indicazioni che appaiono sulla cartina IGM il canale Reale IGM, sviluppa un percorso di circa 10 km che inizia a ridosso della strada provinciale 55 e termina nelle campagne di San Cosimo alla macchia. Dal punto sorgente indicato sulla mappa la distanza più prossima al Canale (realmente) Reale è di poco meno di 3 chilometri e mezzo. Decisamente troppo per riconoscere una possibile derivazione della condotta d’acqua conosciuta. Si potrebbe forse supporre un suo attraversamento sotterraneo, che scorre così nelle viscere della città di Francavilla. Forse non a caso è denominata “Fontana”. Per adesso però dobbiamo stare a ciò che possiamo vedere. Sicuramente più stimolante la vora che accoglie le acque alla fine del percorso tracciato nella mappa: essa è denominata “voragine di San Cosimo”. Il nome lo trovo suggestivo. Detta vora si trova nell’agro tra il santuario di San Cosimo e la SP 57, più esattamente alle spalle della masseria “Case Grandi”. Sulla sua storia una ricerca in rete suggerisce pochi prodotti, più che altro segnalazioni di denunce per sversamento liquami o discarica di rifiuti. 

L’inghiottitoio naturale è però censito nel “catasto Regionale delle grotte e delle cavità artificiali” al numero 1480, tuttavia la scheda – che riporto in bibliografia, non da molte più informazioni di quelle già altrimenti ricavabili. Solito & Sannicola, in un articolo pubblicato nel 1997 ci informano che la voragine, già esplorata agli inizi del 1996, presenta uno sprofondamento imbutiforme di 14 metri nel quale venivano (all’epoca!?) convogliate le acque fognanti. Ci informano anche che la cavità fu addirittura fatte esplodere per agevolare il deflusso delle acque che confluivano nel canale. In un articolo della Gazzetta del mezzogiorno più recente, a fine 2010, si parla di un sequestro di una vasta area nella zona circostante definita dal giornalista un’immensa cloaca a cielo aperto.

l’inghiottitoio

Breve cicloesplorazione

Sono andato a vedere di persona la zona. La vora è giustamente recintata, immagino sia stato fatto da un lato per proteggerla dai vandali dall’altro per una ragione di sicurezza perché avendo un ingresso orizzontale, senza accorgersene, ci si potrebbe cascare dentro.

Da quello che è possibile vedere sembrerebbe che nella vora attualmente defluiscano le sole acque meteoriche. Magari un tempo erano anche quelle di una derivazione del canale Reale e forse anche oggi il percorso rimane nascosto alla vista, come già accade per lunghi tratti del più noto canale.

…anche qui l’inciviltà e l’incuria regnano sovrane
la sorgente del canale, così come descritta sulla carta. Si può notare il piccolo
“casotto” sullo sfondo alle spalle dei pali
dettaglio della costruzione vista nella foto sopra: probabilmente essa delimita un pozzo

Ho constatato per altro che la voragine di San Cosimo si trova nei pressi del tratturello martinese – in linea d’aria dista infatti circa un km e mezzo. Sull’importanza storica di questo ed altri tratturi che si utilizzavano per la transumanza si rimanda all’articolo sulle vie Erbose proposto dal ciclopresidente prof. Antonio Licciulli. Quel che ci riguarda rispetto al tema di cui stiamo trattando è che il tratturo muoveva le greggi da Martina Franca fino ad arrivare ad Avetrana. Questa circostanza potrebbe forse spiegare l’associazione – e forse all’epoca la confusione che nasceva solo per un’associazione di idee, tra lo scendere del bestiame e quello delle acque che “rotolavano” da Martina fino a Manduria.

In attesa di tempi meno caldi rimando la visita più accurata di tutto il percorso indicato sulla mappa (ho già provveduto al tracciamento .gpx). Chissà poi che leggendo di questa mia “accidentale” avventura qualche altro ciclista, incuriosito, non voglia unirsi in questa nuova esplorazione… e magari anche qualche speleologo, che alla maniera di Franco Anelli, potrebbe ritrovare in futuro un lungo percorso di grotte che da San Cosimo porta chissà dove.

Bibliografia

* un sentito grazie al prezioso aiuto fornitomi da Marilena Mossi e, naturalmente, da Giovanni D’Agnano

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